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CONTINUANO LE INTERVISTE AI NOSTRI AUTORI

STEFANO SANTAMBROGIO






La seconda delle nostre interviste è a Stefano Santambrogio, uno dei primi autori di Officine Editoriali. Il suo romanzo Appartengo dunque sono! è quanto mai coinvolgente e appassionante.  Racconta una storia che può sembrare lontana nel tempo e anche nei costumi se non fosse che, purtroppo, negli ultimi tempi storie come questa occupano le cronache quotidiane.

Rassegnata al destino che tutto e tutti governa, la protagonista alla fine riuscirà a ribellarsi, a quel suo destino. Lo libererà per liberare se stessa e ritrovare la sua identità rubata.

Fin dalle prime battute, Stefano Santambrogio ci invoglia a proseguire. Per tutto il romanzo mantiene quella atmosfera di suspense che ci conduce fino all'ultima parola in un crescendo di pathos e, con un finale davvero sorprendente, appaga totalmente il sentimento di giustizia che si è fatto strada pagina dopo pagina.

Grazie a Stefano Santambrogio per aver condiviso con noi il "dietro le quinte" del suo romanzo.

 

D. Appartengo dunque sono! Ci può spiegare come è nato il titolo che sembra in antitesi con “Cogito ergo sum”?


R. Il titolo è stata una decisione dell’editore con la quale io mi sono trovato d’accordo. Come dire, esisto perché appartengo a qualcuno e, del resto, pare essere proprio una condizione della donna in quanto tale e in quanto essere più debole. La donna sembra sempre dover necessariamente appartenere a qualcuno, in genere al padre e/o al marito, o anche ai figli, per poter affermare che esiste. E la protagonista, qui, non fa eccezione, specialmente in un certo ambiente, nemmeno troppo lontano nel tempo. 


D. E’ una vicenda dei giorni nostri ma sembra di leggere una storia d’altri tempi. E’ intenzionale per creare atmosfera e infondere magia al racconto o è la chiave del suo narrare?


R. La risposta a questa domanda è figlia di una necessaria precisazione. Crocifissa, la protagonista del romanzo, esiste davvero. E' una donna nata in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e che è tuttora vivente. Quello che ho fatto è stato solo raccontare la sua storia, cambiando nomi e romanzandola un po'. Purtroppo molto di quello che è raccontato in Appartengo dunque sono! è realmente accaduto.


D. Il contrasto tra due specie di uomini, quelli cattivi pressoché identici, traditori e maneschi (come il padre e il marito di Crocifissa e il padre di Maria) e quelli buoni sempre diversi, altruisti e generosi (come Carlo e Walter) per lei è una verità di comodo o pensa che sia la realtà e che l’artificio letterario non c’entri nulla?


R. Le persone buone e cattive esistono. Sono entrambe interpreti del teatro della vita. Spesso però quelle buone agiscono senza enfasi, senza sottolineature ed è per questo che ci sembra più difficile scorgerle. I padri di Crocifissa e Maria sono anche loro figli di donne che non sono riuscite ad esserlo fino in fondo, ed è per questo che hanno dato vita ad esseri meschini e crudeli che, a loro volta, non hanno permesso ad altre donne di essere donne fino in fondo. Ma Crocifissa è riuscita, grazie anche all'aiuto di persone buone, a cambiare qualcosa, trovando il coraggio nell'amore per il proprio figlio.


D. La storia di Crocifissa ha molti punti in comune con E la sventurata rispose di Diego Montel, un altro autore di Officine Editoriali. In particolare nell’eloquio e nei maltrattamenti di Salvatore nei confronti della moglie e nella tacita accettazione di lei de “l’invisibile guinzaglio” che la tiene legata a suo marito. Secondo lei, perché le donne riescono a sopportare così a lungo relazioni impossibili?


R. Alcune sono state abituate a farlo fin da piccole. Padri padroni e madri succubi hanno condizionato inevitabilmente il loro modo di pensare e quindi di agire. Alcune sopportano per paura, alcune per rassegnazione, alcune perché sono accecate da un amore sbagliato, insano. Nel caso di Crocifissa la consapevolezza di vivere un amore sbagliato è frutto di un lungo percorso che la porta a lasciarsi alle spalle i pregiudizi di una società in quegli anni ancora troppo patriarcale.


D. Come ha fatto il bel Carlo a innamorarsi di Crocifissa che sappiamo, fin dalle prime pagine, non essere mai cresciuta “né in altezza né in bellezza”?


R. Carlo è andato al di là dell'aspetto esteriore, scorgendo la vera fisionomia di Crocifissa, una donna per tanti versi bellissima. Magari è banale, ma solo l'amore può vedere così tanto in profondità.


D. L’intervista è finita ma c’è ancora una piccola curiosità da soddisfare. “L’amore è un animale selvatico: va dove trova da mangiare.” E’ forse questa la risposta giusta alla domanda precedente?


R. Direi di sì. L'amore di Carlo è istintivo. Come dicevo prima va oltre l'aspetto esteriore. Lo chiamerei istinto d'amore e quindi di sopravvivenza.


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